Non voglio neanche provare a trarre un bilancio del mio 2011. Già di per sé è sintomatico del mio 2011. Ma sono stremata ed esausta, emotivamente e lavorativamente, un sacco di cose da cambiare e non so da dove iniziare. E’ come se girassi in tondo aspettando un input, un segnale.
Lo ripeto da troppo tempo, e a furia di aspettare questo buon momento per dare il via ai cambiamenti, sono fossilizzata nella stessa vita da quasi tre anni, vita nella centrifuga. Ora basta. A dicembre ho terminato una serie di esami che, di fatto, indicano che non ci sia niente che non va in me, se non un grandissimo stress. E poi scusate, ma per quanto il proprio lavoro possa piacere… quando si arriva a fine settimana – dire a fine giornata sarebbe ipocrita, a fine giornata di solito svengo nel letto – e ci si chiede “ma perchè??”, è arrivato il momento.
Il 2011 lavorativo si è chiuso il 23 dicembre, dopo una settimana di lavoro diurno e notturno, portando a casa due progetti e i complimenti. Si, complimenti, ma che me ne faccio? Non mi restituiscono di sicuro la mia vita privata e la mia salute.
Per non parlare della telefonata bomba che ti lascia in lacrime su un treno per il nervoso, con la sensazione di essere stata usata per mesi, e di essere stata presa a pugni. Per fortuna che me l’aspettavo, la notizia.
Meglio non pensarci troppo, perchè mi torna il nervoso e fatico ancora a domarlo. La sensazione di desiderare una mazza da baseball e usarla, con grande soddisfazione. Ma anche la sensazione che non ci guadagnerei nulla nel farlo. E allora meglio guardare avanti, confinare le delusioni e le persone che le hanno provocate al 2011, e stilare i nuovi buoni propositi per il 2012.
Più che di buoni propositi, si tratta di auguri, a tutti e in particolar modo a me stessa, di un 2012 onesto e sincero.
Rispetto alla chiusura del 2010, sono veramente veramente incazzata con me stessa, per aver permesso che mi succedessero certe cose senza aver reagito come si dovrebbe. Perchè ho questa “maledizione” di non riuscire a replicare, al momento. Le parole arrivano sempre con un attimo di ritardo. Si formano nella mia testa come un fiume in piena, irruenti e terribili, e a quel punto mi metto un freno io. Si, perchè pochissimi hanno avuto la sfortuna di prendere Trotti nel momento dell’incazzatura. Poi, in altri 5-10 min, l’incazzatura scende di un gradino, riesco a ritrovare un filo di lucidità, e approfitto di ciò per iniziare a parlare o a scrivere o a dire quello che devo dire, insomma.
Con il risultato che le parole che non ho detto, quelle taglienti e incazzate e forse anche le più giuste, non escono mai. Sembro sempre più tranquilla e rilassata e “va tutto bene” di quanto non senta veramente.
Spero sempre nel futuro di riuscire comunque a mantenere la calma esteriore e verbale, ma voglio riuscire a incanalare la rabbia che ho dentro in modo più costruttivo, concreto. Non che sembri che vada tutto bene quando non è così. Se non a parole, almeno con i fatti.
Posso dire di aver imparato un bel po’ di cose, in questo 2011: ora so benissimo cosa NON voglio, nella vita professionale e nella vita personale. E so benissimo come deve essere la casa che compererò! Talmente bene, lo so, che probabilmente farò più in fretta a costruirla io da zero, che a trovarla ![]()
E voglio ringraziare tutti gli amici e amiche che mi sopportano e supportano, sempre e comunque, nonostante le mie turbe. La mia iperattiva e inesauribile famiglia. E mia sorella, che incredibilmente trova sempre la parola giusta al momento giusto. E riesce a sbagliare stazione dei treni, alla tenera età di 26 anni!
Beh 2012, arriva in fretta, portami il cambiamento, e… stronzi, statemi alla larga perchè adesso mordo!!!